La capra ferrata

di Vanni Santoni

In casa mia le fiabe non usavano granché. Cresciuto a fumetti da subito, le cose più somiglianti a fiabe con cui abbia avuto davvero a che fare sono stati la Pimpa e i Ronfi, punte di diamante di quel Corriere dei Piccoli al quale affiancavo, oltre al canonico Topolino, anche i Linus e i Corto Maltese di mio padre.Ci furono tuttavia tre eccezioni: la prima fu l’infiltrazione, avvenuta in tutta probabilità grazie al regalo di un qualche parente, di un libro illustrato e animato di Hansel e Gretel – oggetto notevolissimo, poiché permetteva di ficcare la pala da fornaio, con sopra la strega a cavalcioni, dentro quell’avello infuocato, in un gesto smaccatamente sessuale e assai liberatorio (Boccaccio aveva il diavolo e il ninferno di Rustico e Alibech, io la strega e il forno di Hansel e Gretel).
C’era poi la Novella dello Stento, che tuttora ricordo con un misto di irritazione e fascinazione:
“La novella dello stento che durava tanto tempo, te la dico o te la dirò?”
“Sì!”
“Non si dice sì, si dice no. La novella dello stento che durava tanto tempo, te la dico o te la dirò?”
“No!”
“Non si dice no, si dice sì! La novella dello stento che durava tanto tempo, te la dico o te la dirò?”
… E via andare.
C’era infine quella della Capra Ferrata. Si può dire che abitassi in campagna, ma negli anni ’80 era già una campagna abbastanza urbanizzata da rendere raro, anzi rarissimo, l’incontro con una capra, capra che si prestava dunque bene al ruolo di animale mitico, tanto più che era protagonista anche di quell’enigmatico scioglilingua con la panca, il cui carattere perentorio mi ha sempre fatto pensare a una sua valenza proverbiale, inspiegabile e inspiegata.
Ma veniamo alla Capra Ferrata, che essa pure ricordo con oscura fascinazione.
Vado a mente:

C’era una donnina, che aveva un figliolo. Un giorno gli disse:
“Stai in casa, che vado a fare la spesa. Non lasciare mai l’uscio aperto, perché potrebbe entrare la capra ferrata.”
Il bambino però in casa si annoiava, così volle andare a riscontrare la mamma, ma lasciò l’uscio aperto. Se ne ricordò solo quando era a metà strada: corse indietro, ma quando arrivò davanti alla porta trovò la capra ferrata.
“Chi c’è in casa?”
“Sono la capra ferrata, con la bocca di ferro e la lingua di spada. Se entri dentro, ti affetto come una rapa.”
Il bambino rimase fuori dall’uscio e cominciò a piangere. Passò una vecchina:
“Cos’hai bambino, che piangi tanto?”
“M’è entrata in casa la capra ferrata e non so come fare a mandarla via.”
“Se mi fai dare tre cespi d’insalata dalla tua mamma, te la mando via io.”
“Va bene,” disse il bambino, e la vecchina andò tutta sicura verso l’uscio:
“Chi c’è in casa?”

Capra di ferro haitiana
Capra di ferro haitiana

“Sono la capra ferrata, con la bocca di ferro e la lingua di spada. Se entri dentro, ti affetto come una rapa!”
La vecchina si rizzò la gonna e scappò a gambe levate.
Il bambino non smetteva di piangere, finché arrivò un cacciatore.
“Cos’hai bambino, che piangi tanto?”
“M’è entrata in casa la capra ferrata e non so come fare a mandarla via.”
“Se mi fai dare tre staia di grano dalla tua mamma, te la mando via io.”
“Va bene,” disse il bambino, e il cacciatore andò tutto sicuro verso l’uscio:
“Chi c’è in casa?”
“Sono la capra ferrata, con la bocca di ferro e la lingua di spada. Se entri dentro, ti affetto come una rapa!”
Il cacciatore buttò il fucile e scappò a gambe levate.
Il bambino non smetteva di piangere, finché arrivò un uccellino.
“Cos’hai bambino, che piangi tanto?”
“M’è entrata in casa la capra ferrata e non so come fare a mandarla via.”
“Se mi fai dare tre staia di miglio dalla tua mamma, te la mando via io.”
“Va bene,” disse il bambino, e l’uccellino volò tutto sicuro verso l’uscio:
“Chi c’è in casa?”
“Sono la capra ferrata, con la bocca di ferro e la lingua di spada. Se entri dentro, ti affetto come una rapa!”

…e qui mi trovo bloccato. Come finiva? Mi pare di ricordare che l’uccellino dicesse

“Sono l’uccellino dal becco di ferro, e col mio becco ti beccherò il cervello.”

ma sento una scollatura. Una mancanza di soddisfazione. Un’incompiutezza. Forse i protagonisti non erano una vecchia e un cacciatore, ma altri animali? Forse un ciuco, un toro, un maiale… Forse. Ma l’insoddisfazione, la scollatura non riguarda i personaggi: sta lì, nel finale.
Provo a cercare su Internet. Le varianti sono molte, alcune con protagonista una vecchina, altre col bambino. In alcune, a stanare la capra ci provano esseri umani di vario genere, in altre degli animali da fattoria. Ma il finale gira sempre intorno al modello che ricordo:

“E io col becco ti faccio un buco secco.”
“Col mio beccuccio la testa ti sbuccio e poi ti accuccio.”
“E io, cor i’ mio becchino, ti beccherò i’ cervellino.”
“E io sono il prode uccelletto che con tre palmi di becco ti bucherà il cervelletto.”

Non ci siamo. Non ci siamo per niente. Perché tanta paura da parte della capra? Quale la morale della favola, poi? Che i prepotenti sarebbero in realtà paurosi? Non mi torna. In mancanza di nonne, scrivo una mail a mia madre, sperando che ricordasse: “Oh, ma’… Hai presente la novella della Capra Ferrata? Come finiva?”
Subito, rapida e sicura, la risposta:

“Sono l’uccellino dal becco di ferro, ti entro dal culo e ti esco dal cervello.”

Ecco. Mia nonna la raccontava censurata. E solo qualche volta l’avevo sentita nella versione originale, solo da qualche bis-zia, magari sciolta dal vino dopo un pasto di Pasqua o di Natale. Adesso ricordo. I veli della censura avevano coperto il ricordo, ma non la suggestione profonda che mi aveva lasciato l’ascolto dell’originale. Ecco perché la capra aveva paura. Il punto debole, il tallone di Achille, la spalla di Sigfrido, il lato dell’addome di Smaug. Tutto riacquista senso e vigore, oltre ad essere, volendo, il completamento ottimale del percorso simbolico avviato con quell’indimenticabile libro animato di Hansel e Gretel.

Immagine di copertina: Wolfgang Staudt

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Autore: Vanni Santoni

Nato a Montevarchi nel 1978, ha pubblicato Personaggi precari (RGB 2007), Gli interessi in comune (Feltrinelli 2008), Se fossi fuoco arderei Firenze (Laterza 2011). Scrive sul Corriere Fiorentino e su varie riviste. È coautore de L’ascensione di Roberto Baggio (Mattioli 2011) e cofondatore di SIC - Scrittura Industriale Collettiva.

6 pensieri riguardo “La capra ferrata”

  1. Grazie per aver rivelato questo splendido e sconosciuto finale! Le mie zie dicevano ” e io col mi’ becchino torto torto ti levo l’anima di corpo!” Il che avrebbe forse giustificato un certo timore da parte della capra (che nella mia storia era una pecora, la pecora marignana). Ma in effetti un dubbio era rimasto anche a me..Grazie!

  2. un altro aspetto di questa storia (come della tremenda storia dello stento), è il ripetersi preciso di azioni e formule – fino alla soluzione imprevista… propria della tradizione orale in cui sia le fiabe che la poesia nascono. Una nenia, un esorcismo, una serie di anelli concentrici che si restringono fino a quello che non si può dire e che la fiaba scodella crudo come uno sberleffo.

  3. fantastico, una pagina che in un colpo la mette nel sacco (o nel culo?) a uno stuolo di psicologi 🙂

    (e comunque: io adoro il modo in cui nel folclore classico tutti siano onestamente cattivi, anali, affamati)

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