Sassolungo

di Chiara Catapano

Ti spedisco tre cartoline dalla Val Gardena.

Tre, perché nelle età che sporgono dai tuoi occhi, si arrampicano le mie, da nutrire nella dolcezza d’un rimpianto. Ognuna massaggia un livido bruno, qualche frequenza disarmata dall’alterità d’esistere dentro una colpa.Tu come stai? Hai, tra i capelli che ingrigiscono piano, un soffio d’argento per la mia giovinezza?

Una cartolina di pietra, di quelle che incuriosiscono i bambini, e che i grandi custodiscono come frammento coincidente col loro destino.

Sassolungo svetta: ai suoi piedi le sere raccolte intorno alle parole ‘ mamma’ e ‘papà’,  prima e dopo d’essersi addormentati: forse bruciano mani e piedi sotto le coperte, dentro le foglie che si raccolgono nella stagione che appassisce di colori.

Leggende e storie che le dolomiti masticano sulla testa dei loro figli, restano impigliate nei nastri tra i capelli delle ragazze e nelle zuffe dei ragazzetti pannocchia scocche di fuoco.

Un tempo (sempre, in ogni tempo, vi fu  un tempo così da rammentare) vivevano sulla terra pacifici giganti: essi barattavano oro con formaggio, facevano commercio con gli esseri umani. Erano buoni, di quella bontà gigantesca e quieta che cresce umida e materna assieme ai funghi del sottobosco.

Per tutte le moltitudini c’è un uno. Questo uno, per loro, si chiamava Sassolungo.

Sempre uno nasce per confermare la ragione d’amare. Sempre uno nasce per determinare i confini del simbolo. Il contrappeso alla vita, in fondo. L’estinguersi d’ogni ingenuità. Perché altrimenti non capiremmo il nostro sorgere oltre passi reiterati, sentieri persi e ritrovati – questo accoglie l’umano, e l’umano ne scorge gli esiti, diramandoli per innesti un po’ oltre la storia.

Sassolungo amava rubare ai suoi giganteschi amici. Ovviamente non  ne aveva bisogno. Follia e bellezza nascono proprio da ogni utile superfluo?

Scrittura fitta fitta, tutt’intorno ai margini della cartolina…

*

Cambio immagine: una volpe, dei topi e un falco su di un pagliaio.

Chi li avrà uniti tutti intorno all’obbiettivo?

La volpe ha il fulvo fin dentro il fiato, i topini le s’accostano alla bocca, scrutando il vero nel nero che solleva e scioglie ad ogni respiro. Il falco è tranquillo perché è il solo – lo sa – che potrà innalzarsi in volo, comunque si risolva la faccenda.

Questa non è una foto di gruppo, ma una riunione.

Ci sono stati molti furti nel villaggio dei giganti: da tempo spariscono le galline dai pollai;

i begli alberi carichi di mele, dalla sera alla mattina, mantengono solo il loro verde;

e i granai vengono saccheggiati.

Sassolungo ha puntato il dito sulla compagnia del bosco, per fugare da lui ogni possibile sospetto.

La soluzione è sempre sull’attenti. Pazienza, scovare le abitudini d’ogni divisione e superarle per un bene più grande. Allora anche i topini potranno dormire tranquilli leccando il rostro affusolato del falco.

L’insolito gruppo si organizza: faranno a turno sorvegliando la valle, le case e gli abitanti.

Sotto al francobollo l’indirizzo. Saluti. Firmo e spedisco.

*

Ancora una veduta del Sassolungo, più da vicino.

Cosa vedi?

Un profilo paralizzato sotto la luce del sole. Dita che infilzano il cielo e uno sguardo armato, immaturo.

La certezza del raggiro raggelata in sostanza inanimata.

Sassolungo fu presto scoperto dalle vedette, che raccontarono al Consiglio del paese ogni particolare.

Gli furono date tre possibilità: confessione in cambio di salvezza. Possibile pentimento, anche: non sarebbe male.

Invece Sassolungo pigiava forte la parola contro l’evidenza, la mani sporche di farina, mele rotolanti dalle tasche…

La volpe gli girava intorno irrequieta e il falco volteggia ancor oggi sui suoi respiri di pietra.

Ai bambini pare sempre troppo vero ogni strappo di realtà, così le cartoline formano una carovana di parole e immagini da nutrire al buio di ogni sera.

Gli adulti sfregano le tempie coi pensieri: rianimano un fuoco estinto per vederne palpitare l’estrema frequentazione nella loro esistenza.

Sassolungo ricorda, muto, la stoltezza che si desta nella privazione, collante solido di mondi in estinzione.

E, ancorato sotto la cenere del ricordo, quel bambino – mano – stretta – nella – mano – del – babbo.

A quel monello, oggi adulto, furono negate le tre possibilità?

Dalla Val Gardena, dove soggiornerò ancora per poco – solo pochi giorni – ti raggiungo in racconto.

 

Tua ****

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Autore: Chiara Catapano

Chiara Catapano dirige la rivista on line Olandese Volante assieme a Claudio Di Scalzo. Poetessa, alcuni suoi articoli sono apparsi su riviste di settore in Italia e all’estero. Tra gli altri, collabora con: Fierascena, compagnia teatrale e laboratorio per il teatro sociale; i musicisti Gaetano e Canio Speranza, e il fisarmonicista Rocco Nigro su alcuni progetti di teatro musicale. Si occupa da diversi anni dello scrittore ligure Giovanni Boine, del quale a breve uscirà a sua cura per la Fondazione del Museo della Storia di Trento la riedizione dei Discorsi militari, in collaborazione con il dott. Andrea Aveto dell’Università di Genova, e dello stesso Di Scalzo. A Giovanni Boine è dedicata la sua raccolta poetica (La graziosa vita, Thauma, 2013).

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