Variazione dal Pifferaio di Hamelin. In attesa di un ritorno e la ballata del sindaco di Hamelin

di Lidia Riviello

I
Quando lessi Il Pifferaio di Hamelin avevo la febbre e poca voglia di guarire. Guarire significava tornare a scuola e non leggere più le fiabe, mettere da parte l’immaginazione e scontrarmi con uno spazio tempo senza musica e con una mensa di parole tutte catalogate: quelle da dire e quelle da non dire.


Il primo personaggio che, terminata la fiaba, rimase decisamente nudo e fuori pagina ( che sostò nel perimetro della mia immaginazione a lettura finita) era il sindaco del paese di Hamelin, il politico che avvicina per un’emergenza il forestiero chiedendogli il favore dei favori: salvare la comunità da una epidemia di topi che stanno divorando la salute dei cittadini e che hanno preso possesso della città instaurando un clima di panico e di istinti feroci.
Il modo per allontanare i topi è così stravagante: suonare il flauto, una melodia così antica, così originaria e misteriosa da ipnotizzare la banda dei ratti e condurli fuori città, in un altrove lontano dagli occhi degli umani!
Il pifferaio, ragazzo proveniente da chissà quale confine, periferia, mondo, riesce nell’impresa e durante la notte porta via il male e la paura dalla città di Hamelin. Ma quando a giorno fatto va a reclamare il suo giusto compenso gli viene risposto tra risate e battute:
Cit. “io non ti ho promesso niente! Comunque ora tutti i topi sono morti e non torneranno di certo. Ti ringrazio molto anche a nome di tutta la città e ti faccio tanti auguri! Ora puoi andare…”
Preso dall’anima e tirato giù dai piedi, considerato non un dono degli dei ma come un servo d’occasione, il pifferaio scatena una vendetta che non ha prezzo come si direbbe oggi nella pubblicità: programma con la disinvoltura di chi non ha nulla da perdere se non la propria anima, l’esodo memorabile dei ragazzi e dei bambini della comunità. Suonando la più strana, straniante e perturbante delle melodie li conduce tutti fuori porta, di notte.
In questa fiaba, tra leggenda e racconto di tradizione, oltre agli uomini e alle donne condannati al dolore delle perdite, alle trasformazioni del luogo, alle conseguenze di un lutto dai molteplici significati, il simbolo ha preso largo nel mio immaginario pieno di tempo, lasciandomi bambina e topo per sempre. E nel fondo,nell’ultima stanza dell’ultima casa, in un angolo sta quel piccolo, unto di arrosto della domenica, sindaco colpevole.
Hamelin è rimasto nella mia malattia, Hamelin che ha perso il movimento, il tempo.
Il ritorno di quei bambini è solo una melodia falsata dal mito?

Pifferaio di Riccardo Dalisi
Pifferaio di Riccardo Dalisi

II
Ho perso il futuro. Sono un sindaco senza il suo paese,un uomo senza il suo bambino. Quando mi domandano come si fa ad amministrare una città dove si moltiplicano i traumi invece dei bambini prendo tempo, quel poco che il mio mandato mi permette di sottrarre alle casse pubbliche, e ripeto che non c’è ancora molto da aspettare e che confido nell’arrivo di un aereo da nord, di una nave da sud, oppure di macchine e biciclette, motorini e autobus da est e da ovest.
Perché loro, i bambini, in qualche modo e con ogni mezzo ed in qualsiasi momento possono tornare.
Ma intanto perdo futuro da tutte le parti e mentre resto fermo a guardare la caduta degli dei e degli uomini, immaginando un mondo di desideri senza tempo abbattersi sulle nostre regioni, le fabbriche chiudono, le manifestazioni a fiume nel centro storico e gli scioperi sui tetti si perdono nella tensione della notte,ed io so di avere smarrito il senso del giorno.
Mi sono svegliato e loro, i bambini, non c’erano più. Da quel momento una sequela di sospetti si è scatenata nelle sale d’ingresso di tutte le case e degli uffici pubblici, una epidemia di colpe e di corruzioni senza precedenti ha colpito la nostra città.
Ad occhi chiusi nelle albe stranianti della modernità, mi domando come abbiamo fatto in questo delirio di rovi e polvere da sparo a non accorgerci che le riserve d’acqua fresca si stavano svuotando e i ragazzi stavano lasciando uno per uno letti, scuole, giardini.
Un errore che pesa sulle nostre mattine piene di azzurro questo, così gli incendi continuano a invadere con nervi elettrici i boschi e le pianure e quasi nessun cane resta a dormire fuori casa.
I pesci giganti sono solo cartoni anneriti nelle periferie e il loro mutismo enigmatico diventa il mondo sonoro che ci contiene. E noi non mangiamo più con la stessa contentezza di quando abitavamo le campagne. Le scuole poi, sono tante stanze piene di fumo.
Questo paese si è lasciato corrompere da uomini all’apparenza originali e pieni d’iniziativa che ci promettevano soluzioni miracolose per le nostre miserie e che poi si dimostravano pavidi e con le spine nelle mani quando si trattava di moltiplicare pane e pesci.
Non siamo più felici e non lo saremo fino a quando non trasformeremo questo palazzo dei forni e de congressi in un luogo dove piantare arance.
Nonostante il pentimento e la paura che assale le fiere quando è tempo di pagare le tasse, i bambini non tornano. Eppure immagino che molti di loro abbiano da tempo preparato un bagaglio di stoffe e imballato le piante dei paesi caldi ma non tutti sono convinti che sia tempo di un ingresso sicuro nel paese senza gratitudine.
Non tornano perché in questo paese si continua a perdere l’immaginazione e la memoria.
Si continua a giocare per un soldo di caos scommettendo sull’angoscia e questo i bambini lo avvertono come una musica senza gioco, come una casa senza luce.
No, sindaco non funziona così!
Filippo con il maglioncino rosso e le mani in tasca si incammina verso il sole e mi fa ciao ciao con la mano lei non ha mantenuto la promessa fatta al pifferaio e così se resto qui invecchierò prima del tempo e perderò la musica…
Così accade quando non si mantengono le promesse: s’invecchia prima e si diventa prigionieri di un pensiero ricorrente.
Quell’artista, lo straniero, non lo avevamo chiamato, cercato e pregato come si prega San Gennaro sperando in un miracolo, credendo nelle cacciate del demonio dalle strade?
Come abbiamo fatto a prendere in giro un ragazzo con lo spirito del navigatore, uno straniero che ha saputo al contrario di noi, portare via la peste dalle nostre case e dal nostro spirito?
Noi, medici, ingegneri, medici, architetti, politici e predicatori ignoravamo i confini del pericolo e ci siamo rivolti ad un ragazzino magico.
Il tempo è passato, i topi sono diventati amici nel frattempo, sono un problema di ordinaria amministrazione di quelli che vengono dopo le macchine in terza fila o l’affissione abusiva di manifesti senza logo del partito…ora sono quei minuscoli moscerini perversi che agitano i sonni.
Non so se le colpe dei sindaci ricadano sui cittadini eppure immagini di viole secche ai piedi dei ruscelli hanno impedito che io dormissi per molte notti.
Quante madri sono rimaste con il pane sulle gambe, e la forma della luna intagliata sulle ginocchia in attesa di un ritorno,coltivano giardini senza frutta, fanno la spesa per un posto in più a tavola e guardano sempre verso sud quelle navi in lontananza, quelle che sembrano passare accanto alle macchine nel traffico di una via di Roma.
Il paese è in festa ma non dura molto. La festa è sempre più breve e amara e non si intravedono più nemmeno le coppie che ballano unlentoi in lontananza
Trattiamo di convenevoli, prendiamo tempo per distrarci da morte
Abbiamo provato a fondare delle nuove città ma alla fine dei lavori, interminabili come quelli della metropolitana o delle grandi opere, si perdevano tracce umane e molti risultavano dispers o morti bianche. Insomma, nessuna fiaba è più tornata a casa.

III
Sul tavolo del sindaco, un faldone posato sul tavolo contiene articoli di giornali e cronache fantastiche di una storia ancora da chiarire. Come riportano i documenti d’epoca sono state formulate diverse ipotesi sulle sorti dei bambini di Hamelin:
Cit.
I bambini furono vittime di un incidente; forse annegarono nel fiume o furono travolti da una frana.
i bambini furono vittime di una epidemia e furono portati a morire fuori dalla città per proteggere il resto della popolazione.
I bambini lasciarono la città per partecipare a un pellegrinaggio a una campagna militare o addirittura una nuova crociata dei bambini e non fecero mai ritorno.
I bambini abbandonarono volontariamente i loro genitori per fondare nuovi villaggi e dunque il Pifferaio sarebbe un reclutatore che condusse via buona parte della gioventù di Hamelin per fondare una colonia nella Germania orientale.

—-

P.S. Bambini tornate, il sindaco non è stato rieletto, i topi fanno la loro vita e qui è tempo di cominciare una nuova storia.
Non v’inganno però con false promesse come fu fatto a qui tempi, come viene fatto ancora. Non è vero che tutto è cambiato, che abbiamo imparato quel nuovo alfabeto, quella lingua delle allodole dalle note sempre diverse che voi ci avreste insegnato ad ascoltare, se solo vi avessimo dato il tempo.
Qui tutto è ancora un mondo teso, alberi alla ricerca di terre feconde, uomini in attesa di trasformarsi in quei sogni per cui si batterono nelle foreste nere, e sempre più spesso si sentono allentare le prese dal cielo, come se qualcuno stesse cedendo dalla parte del sole, quella da cui attingiamo numeri, formule, promesse e con rumori indecifrabili cadono a terra pesi che pensavamo di avere trasformato nel tempo e nei secoli in misure armoniose, umane, piene di grazia.
Non è vero che abbiamo dato la mano ai pifferai anzi, abbiamo scoperto il meccanismo del gioco e perso l’incanto. Eppure, se voi tornaste se ci deste una mano a risalire dalla caduta, da questo sprofondo di sorde invettive, di paralisi a cielo aperto,se potessimo scendere di un gradino solo la scala su cui ci siamo innalzati per accorgerci di avere corso in buio parallelo…
Dateci un segno del vostro ritorno, non possiamo oltrepassare quel confine di slogan e riti blindati senza la vostra essenza di futuro, la vostra conoscenza di una terra musicata a tempo d’uomo.
Un altro anno, ci attraverserà, senza animali che ci scaldino nella loro ombra felice…
Noi, intanto, cosa possiamo fare, per prendere tempo, se non inventare astri quotidiani al posto di astrazioni cancella tempo, e sopratutto cosa, più che restare in attesa di voi, in questa fiaba?
Cit.
I bambini furono vittime di un incidente; forse annegarono nel fiume o furono travolti da una frana.
i bambini furono vittime di una epidemia e furono portati a morire fuori dalla città per proteggere il resto della popolazione.
I bambini lasciarono la città per partecipare a un pellegrinaggio a una campagna militare o addirittura una nuova crociata dei bambini e non fecero mai ritorno.
I bambini abbandonarono volontariamente i loro genitori per fondare nuovi villaggi e dunque il Pifferaio sarebbe un reclutatore che condusse via buona parte della gioventù di Hamelin per fondare una colonia nella Germania orientale.

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p.s. Bambini tornate, il sindaco non è stato rieletto, i topi fanno la loro vita e qui è tempo di cominciare una nuova storia.
Non v’inganno però con false promesse come fu fatto a qui tempi, come viene fatto ancora. Non è vero che tutto è cambiato, che abbiamo imparato quel nuovo alfabeto, quella lingua delle allodole dalle note sempre diverse che voi ci avreste insegnato ad ascoltare, se solo vi avessimo dato il tempo.
Qui tutto è ancora un mondo teso, alberi alla ricerca di terre feconde, uomini in attesa di trasformarsi in quei sogni per cui si batterono nelle foreste nere, e sempre più spesso si sentono allentare le prese dal cielo, come se qualcuno stesse cedendo dalla parte del sole, quella da cui attingiamo numeri, formule, promesse e con rumori indecifrabili cadono a terra pesi che pensavamo di avere trasformato nel tempo e nei secoli in misure armoniose, umane, piene di grazia.
Non è vero che abbiamo dato la mano ai pifferai anzi, abbiamo scoperto il meccanismo del gioco e perso l’incanto. Eppure, se voi tornaste se ci deste una mano a risalire dalla caduta, da questo sprofondo di sorde invettive, di paralisi a cielo aperto,se potessimo scendere di un gradino solo la scala su cui ci siamo innalzati per accorgerci di avere corso in buio parallelo…
Dateci un segno del vostro ritorno, non possiamo oltrepassare quel confine di slogan e riti blindati senza la vostra essenza di futuro, la vostra conoscenza di una terra musicata a tempo d’uomo.
Un altro anno, ci attraverserà, senza animali che ci scaldino nella loro ombra felice…
Noi, intanto, cosa possiamo fare, per prendere tempo, se non inventare astri quotidiani al posto di astrazioni cancella tempo, e sopratutto cosa, più che restare in attesa di voi, in questa fiaba?

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