Abracadabra: la poesia come formula magica

di Francesca Matteoni

Le poesie che seguono sono state scritte e poi dette ai bambini sabato 24 settembre 2016 da cinque poeti pistoiesi per la manifestazione Infanzia e Città, che ha per quest’anno tema la Fiaba (la foto dell’evento in anteprima è di Guido Mencari). L’iniziativa è stata ideata e curata dall’Associazione SassiScritti che così spiega nel comunicato stampa:

“L’Associazione Culturale SassiScritti propone all’interno di ‘Infanzia e città 2016’ una passeggiata poetico-fiabesca all’interno del centro cittadino. L’idea si sviluppa a partire dalla richiesta di ATP di lavorare sulla fiaba, tema conduttore della rassegna per questa edizione. In questo modo è nata una passeggiata, prevista il 24 settembre, che coniuga fiaba, poesia e estetica del paesaggio minuto in un percorso che non è un evento ma una piccola ‘crociata dei bambini’ in cui le famiglie saranno al centro di un’avventura fatta di parole, sguardi, immaginazione. Il momento conclusivo del percorso si incrocia poi con quello di avvio del festival: la passeggiata infatti si concluderà all’inaugurazione della mostra “Fabianfiaba. Cento illustrazioni per fiabe di Fabian Negrin – fulcro attorno al quale si sviluppano tutti gli appuntamenti della rassegna.
I poeti coinvolti sono i pistoiesi Martino Baldi, Luca Buonaguidi, Roberto Carifi, Francesca Matteoni e Giacomo Trinci, che rielaboreranno per noi cinque fiabe le cui illustrazioni sono presenti nella mostra che dà il tema e l’avvio al festival: Pelditopo, Dattero bel dattero, La Sfortuna, I vestiti nuovi dell’imperatore e Colapesce. Cinque favole diversissime tra loro, per origine, autore, scrittura, immaginario, che saranno congiunte dal filo rosso di poter aprire delle porte speciali dentro la città. Visiteremo insieme infatti alcuni luoghi davvero speciali e suggestivi, che ci verranno aperti per scoprire il lato magico e nascosto che ciascuna città nasconde. Ci fermeremo allora al bellissimo Chiostro di via della Crocetta, visiteremo i sotterranei, faremo tappa al Chiostro di San Lorenzo e scopriremo tutte le meraviglie del Teatrino Anatomico”.

Libri: torna Cola Pesce a 100 anni da morte Pitrè***

DATTERO BEL DATTERO

In un paese lontano o vicino
nella notte del tempi o forse ieri
vivevano col padre tre sorelle;
una voleva crescere coraggiosa
le altre sognavan d’esser belle.

C’era da immaginare fosse strega
una fanciulla che scende in fondo a un pozzo
per trovare la porta di un giardino
che altro non è che il varco più nascosto
per entrare nel cuore a un Re bambino.

E infatti più che fiori e frutti e cose belle
raccolti di nascosto nel bell’orto
Ninetta fa al Reuccio una fattura
gli trafuga la pace, il senno e il sonno
e lo lascia malato, e senza cura.

Ci vogliono consulti tra i più saggi
e le premure del Re, padre solerte,
per preparare una trappola alla bella
nel frattempo dal dattero incantato
fatta elegante al pari di una stella.

Magia è quella che ogni cosa aggiusta.
Padre, sorelle, Re ed ogni gente
festeggian quindi le nozze del Reuccio
con la fanciulla maga onnipotente.

Per molti e molti anni
(qualcuno dice venti volte venti)
vissero tutti felici e arcicontenti.
E noi siam sempre qui, a sfregarci i denti.

Martino Baldi

(Giuseppe Pitré, Dattero bel dattero)

***

COLAPESCE

Splash!…Ora l’ignoto mi aspetta

Mi sono tuffato dalla barchetta
non una non due  ma tre volte
ora è questione di vita o di morte
ma che bella l’acqua sulla pelle
anche se nuoto verso il fuoco
respirando poco a poco
nel mare mio destino
fin da quando ero bambino,
da quando sono grande
non mi faccio più domande
ma una sola mi attanaglia:
se non riemergo dalla faglia?

Se resterò in fondo al mare
mi dovrò abituare al sale
ma ho amici a non finire
tra i pesci e le meduse
e fai le mie scuse
al Re e alla sua corte
se ho seguito la mia sorte
e più non tornerò tra mare
e stelle, chiedi ad ogni pesce
la leggenda di Colapesce
metà uomo metà pesce

E ascolta le mie ultime parole
che il fuoco si sta per avvicinare:
non c’è suono ad aspettarmi
in fondo al mare, c’è un silenzio
più forte di ogni incendio
e un buio come di notte
ma non m’inghiotte tra le grotte
e con me ho un po’ di scorte
per arrivare alla fine della storia
quando sarò felice e contento…

…Ma ora torna al vento
e conta fino a cento,
io qualcosa mi invento!

Luca Buonaguidi

(Giuseppe Pitré, Colapesce)

***
IL PRINCIPE

Un principe era fissato con l’eleganza
panciotti, cravatte, foulard
e chi più ne ha più ne metta.
Poi un giorno andò dal sarto
e gli chiese un bel vestito.
Ma il sarto, vedendo il soggetto,
assolutamente invaghito
dal suo bel vestito,
non gli fece niente.
Tanto il bel vestito ce l’aveva già
era la sua nudità.
Tragico e comico
uscì dalla casa del sarto
e impazzì.
Pazzo e nudo
se ne andò per la città
e cantando tutti i bambini
si misero a ballare
con la loro ombra.

Roberto Carifi

(Hans Christian Andersen, I vestiti nuovi dell’imperatore)

***

PEL DI TOPO

Sapete chi ero e perché non ho simili cui fare ritorno
il mio nome, la stirpe ho rimosso
divengo pian piano l’ombra che indosso?
L’anima emerge per dove si scende
niente affatto odorosa e pulita
abbandona la casa
è una cosa vivissima e morde perché ha paura.

Me ne andai nella terra di sotto
nel buio stretto di tutte le tane
di prede bestiali e umane.
Da una crepa guardava la luna –
cucii pelli di topo una a una
mi coprii con un sacco
un cappuccio di code di ratto
spinsi contro il palato un sasso
perché più non volevo parlare.
Dal mio corpo sortiva un muso
sgradito a mio padre, schiacciato
dal suo verbo chiuso.

La violenza si nutre di sé fino a morire.
Ignora le zampe minute che estraggono
dal dolore il sale.
Volevo salvarmi dal male.

Francesca Matteoni

(Fratelli Grimm, Principessa Pel di Topo)

***

LA FIGLIA DELLE STORIE

c’era una volta il sonno di tre figlie;
con le mani che sorreggono la testa,
la più piccola tiene la sventura,
la pena, la pietà, la meraviglia;

cammina e poi cammina, col dolore
nel cuore: vede il buio, la foresta,
la cantina maledetta; e poi mattine,
ancora buio e magazzini e palazzi.

la ventura partorisce sventura
e viceversa, notte e giorni attraversa,
così la storia è incinta d’altre storie,

e re, uccelli che cantano e che parlano…
c’era una volta un cumulo di storie,
di re regine e figlie, e meraviglie.

Giacomo Trinci

(Giuseppe Pitré, La sfortuna)

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Autore: Francesca Matteoni

Francesca Matteoni scrive libri di poesia, saggi sul fantastico e ha pubblicato un romanzo. Vive con i suoi gatti sulle colline.

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