Laboratorio di fiaba e poesia:
La Strega

di Francesca Matteoni

Da qualche tempo conduco nella mia casa in collina laboratori di fiaba e poesia. Si è formato un piccolo gruppo di esploratori di diverse età, che ogni tanto varia: leggiamo fiabe e poesie, frammenti di folklore, guardiamo illustrazioni, parliamo e beviamo molti tè e tisane quando fuori fa freddo e accanto a noi scoppietta il fuoco del camino. Nell’autunno del 2015 uno dei temi presi in considerazione è stata la figura della strega. Abbiamo fatto una piccola passeggiata nel paese immaginando di scoprire la dimora della strega e poi riportarla nelle poesie, decidendo se entrare, restare sulla soglia o essere addirittura la padrona di casa; abbiamo osservato le illustrazioni di Brian Froud su alcune spaventose streghe mangia-bambini e quelle della Dautremer per il suo libro su Babayaga. Ci siamo trasformati nelle nostre parole, nei denti, nel fuoco, nella paura, nella solitudine, negli alberi e forse abbiamo anche lanciato qualche incantesimo!

Poesie di Cinzia Corsini

La strega

Nella piazza del mercato
foglie rosse e
fascine e
volute di fumo.
dal ventre di cantina
la vedo
minima e inerte,
perduta, come un chicco di riso
anima intima di uno spirito peloso.

Strega Sambuco

Ci sei,
ci sei sempre stata.
lontana, nascosta
ma immediatamente vicina.
Quando i nostri occhi
Si incontrano
Sei parole, pensieri,
il tuo aspetto nodoso,
i capelli cadenti
non fanno paura
e quando rientri nei rami
un nastro s’è sciolto

Vita da strega

Bassa, grassa,
con gli occhiali,
segni particolari:
grosso naso e grosse scarpe.
Mi trovi lassù
Nel mio rifugio al terzo piano
Dove niente è al suo posto
Non suonare il campanello,
Toy mi dirà che arrivi.
Non cercare il mio nome
Io so che mi cerchi.
Mi troverai
Come una maledizione ti farò entrare,
se non mi piaci con la mia sedia magica
volerò via,
non cercarmi,
quando ne ho voglia
ti troverò.

Contro-magia

Ormai tu l’hai detto
ho scoperto il misfatto.
Mi giro, ti gioco
ti agguanto
ti metto nel sacco
ti brucio, ti spargo
E poi me la godo.
Dall’alto poi guardo
non c’è fine al malvagio
e volo nel vuoto a cercare conforto.

La casa della strega

Odore di legno e di terra
nell’aia acciottolata;
la porta socchiusa mi dice di entrare
e il cuore che batte
conta i miei passi.
Polvere, muffa,vecchio,vuoto
e in fondo si vede un bagliore.

*

Come un vecchio rovo
aspetto l’arrivo di lei
so che verrà
già sento l’odore del fumo
e il vento nero.
Non si smentisce
dal brutto del suo aspetto
mi fa toccare posti inquietanti e scomodi
e più avanti ancora peggio
come non ci fosse una fine.
Ma quando i suoi occhi profondi
girano su di me
vedo riflessa una luce
e lì mi butto
e continuo il cammino.

*

Babayaga

Rimbalzava goffa
da un punto all’altro della stanza
agguantava croste
e bucce d’ogni tipo.
nella bocca
un dente solo sporgente
sgranava
e poi ingoiava
con fame profonda.

*

Una gabbia gigante
un cervo imbalsamato
e un falcetto attaccato.
Uccelli appesi
come panni al sole,
una luce scura
e puzzo di vecchio:
vieni carina
vieni a prendere un tè da me   tiè

***

Poesie di Greta Donadello

La casa della Baba Yaga

La casa di carne e di ossa
spalanca la porta, la bocca
e i suoi occhi di vetro mi fissano

Sento il respiro dei morti
sul collo se mi avvicino
ma intanto cammino
su un terreno vuoto:
ogni passo è un rimbombo.
Ho davanti l’inizio
e la fine di un mondo.

Ma ecco, mi fermo.
La strega è nascosta là dentro.
Entro o non entro?

Il corpo della strega

Il corpo di bambola scompare
sotto uno strano mantello.
È pesante e scuro,
tutt’uno con la pelle.
Spero che la luce non riesca
a penetrare la mia corazza:
vedrei con certezza
il veleno malevolo
dell’anima
farsi strada anche
tra la giovane carne.

La Strega Sambuco

Forse mi sbaglio,
sono gli occhi che ingannano
ma nel centro del bosco c’è un albero
che ha i rami d’ossa,
le bacche son cuori vermigli
e io riesco a sentirli
battere
tra le mie dita.

Scorgo un volto legnoso
in questa pianta malevola;
ma è troppo tardi
ormai.
Dovevo saperlo
che gli occhi non mentono.

La casa stregata

La porta è aperta
il fuoco appena spento.
Tracce di vita frenetica
stonano
in questo silenzio.
La casa è di pietra
senza padroni,
chissà quali segreti nasconde
dentro ai cassetti!

Apro ogni anta
e la stanza
si spoglia
davanti ai miei occhi.
Sento uno strano incantesimo
che smuove la carne
e il cuore fa battere forte.

Ma eccoli, sono tornati
vedo i volti stregati
nei quadri appesi
a queste pareti.

Dentro la casa della strega

La vecchia sta ferma sull’uscio
non vuole aiutarmi e so che può farlo.
Digrigna i denti senza sorriso
come un lupo impaurito.

Ma io sono Ivan, ho la chiave con me
e sbuffando la strega mi accoglie
nella casa animata
dalla morte più tetra.

Ai mobili e ai muri non piaccio
il legno marcio scricchiola al mio passaggio
qualche porta si apre e si chiude con astio
ma io resto, non esco.

Ma ecco, la strega mi prende
affonda le unghie nella mia carne
vedo il fuoco già pronto e lei grida

NEL FORNO, NEL FORNO!

Un dente solo

Parte dal cuore putrido
un’anima nera
e che trapassa la pelle e giunge
fino a sotto le unghie.

Non ha colori addosso,
soltanto polvere e stracci.
Di cosa ha bisogno colei
che mastica tenere carni?

L’ingorda strega mi ha mangiato,
il mio corpo è dentro il suo
e di me è rimasto
un dente solo
gettato in un angolo buio.

***

Poesie di Sandro Landucci

La strega

Vecchiaia grida la maledizione
che avvinghia e strozza quel che arriva a tiro
della megera.
E quell’infame tumulo di stracci
spalanca il cieco buco della bocca
in cui la lingua nera si consuma.
La lingua fiamma parla
e così muove
pietre e roveti
alberi e torrenti
che fanno e sfanno dietro a quel che dice.
Sgànghera il mondo con le sue parole.

Palustre

Radente l’acqua fauce spalancata
gravido rospo alghe di capelli
pietra semisommersa semivita
tagliola aperta gorgogliante attesa.

***

Poesie di Anna Mascino

La trasformazione della strega in insetto

La parabola in quell’epoca fu
il mio corpo sospeso sul filo d’un pensiero inumidito,
condensato in quella lacuna; lacuna che poi
indietreggiò nel tempo e seccò, mi confuse fino
a polverizzarsi in cerchi ardenti,
inanellati, uno nell’altro, roteanti,
attorno a un gorgo solo, un fondo
canalare
e vuoto.

La campana infranta
suoni ed altri universi
vergini mi ruppero
incomprensibili, senza tetto.

Qui il mio caldo raggelando
in nuovo tegumento muta in linfa;
compie volute tempie, fredde; e rosicchiando
mandibole ritrovo, con saliva e grinta.

(Ora scompaio tra questa pula
ora torno al fieno
ora farò ritorno
al mondo terreno).

Del mio corpo fui una campana,
quel bagliore minimale
su soliloqui ineccepibili
che spassionato esso m’offriva,
lo comprendevo appena.

Alba

Nell’uovo in cui abito, ripongo
un uovo senza guscio aperto al centro.
Ha un tuorlo molliccio, giallo è un sole
saporito, la mia fonte
del più delizioso nutrimento.
L’Altro è là che lo pregusto,
là, lo invento,
è là che mi si avvera.
L’incontro con qualcuno è dentro
la sua sfera. Quando ahimé ne sono stanca
uso uno spillo: buco quel guscio
di appartamento; e al suo interno resto marginale
al mio regno. Attendo
che un vento mi succhi via con sé.

Da fuori

Vedrai una porta mezza piena e mezza vuota
non per grazia di qualcuno,
così fu abbandonata;

in molti v’hanno sbirciato dentro, infilando
il collo in quel suo buco aperto.
Vi trovarono in rosso, s’un bianco radiante:
“Pericolo di caduta pietre”.

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Autore: Francesca Matteoni

Francesca Matteoni (1975) cura laboratori di poesia e fiabe e insegna storia rinascimentale e delle religioni presso alcuni istituti americani di Firenze. Ha pubblicato questi libri di poesia: Artico (Crocetti 2005), Higgiugiuk la lappone nel X Quaderno Italiano di Poesia (Marcos y Marcos 2010), Tam Lin e altre poesie (Transeuropa 2010), Appunti dal parco (Vydia, 2012); Nel sonno. Una caduta, un processo, un viaggio per mare (Zona, 2014); Acquabuia (Aragno 2014).È redattrice di Nazione Indiana. È presente in antologie di poesia per l’infanzia. Ha all’attivo pubblicazioni accademiche tra cui il libro Il famiglio della strega. Sangue e stregoneria nell’Inghilterra moderna (Aras 2014). Tutti gli altri (Tunué 2014) è il suo primo romanzo. Insieme ad Azzurra D’Agostino ha curato l’antologia Un ponte gettato sul mare. Un’esperienza di poesia nei centri psichiatrici. Questo è il suo ripostiglio: http://orso-polare.blogspot.com

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