Nonsolofiabe: La regina Medbh

di Gaja Cenciarelli

Ho fatto ammazzare la seconda moglie del mio primo marito. Non avevo niente contro di lei.

C’è ancora molta confusione su chi sia io, se sia una donna o una dea o la regina delle fate, su quale sia il mio vero nome, sulle mie azioni, sulle reazioni che ho innescato.Non mi interessa.

Io so chi sono. Anche ora che vivo qui sotto.

Mi chiamo Medbh. Non sono Mab. Non sono la regina delle fate. Volendo anch’io saprei essere leggiadra e dolce. Sono pur sempre una donna. Però non sono innocua. Non. Qualsiasi aggettivo indichi decoro non mi appartiene. Nemmeno alle mie decisioni. Le mie decisioni sono di sangue. Quindi sgomberiamo il campo dagli equivoci. Non sono al servizio del bene. Sono una regina. Anche ora che vivo qui sotto. Sono al servizio dei miei desideri.

Come dicevo, non avevo niente contro la seconda moglie del mio primo marito. Il mio primo marito era Conchobar, re dell’Ulster. Non potevo rischiare che avesse un figlio da un’altra. Il fatto che quest’altra fosse mia sorella non mi rende particolarmente crudele ai miei occhi.

Quando ho lasciato Conchobar per sposare Eochaid, sovrano del Connaught non sapevo che avesse un nipote così giovane e bello. Aillil si è innamorato di me. Io di lui. Non avevamo scelta. Aillil ha ucciso Eochaid ed è diventato re. Oltre che mio marito.

Ancora adesso, che vivo qui sotto, rido di chi si chiede se io sia mai esistita o se sia solo una leggenda.

Chiedetelo a Cú Chulainn, se sono esistita.

Perché tutti voi credete fermamente che Cú Chulainn sia esistito davvero, giusto? Il grande eroe d’Irlanda. Quello che da ragazzo ha ammazzato il cane di Culann. Quello che si è opposto alle mie armate per difendere l’Ulster. Uomo feroce ma attraente. Si può uccidere, dico io, una povera bestia innocente? Forse mi attira proprio questa sua crudeltà.

Comunque, dicevamo.

Perché non vi siete mai chiesti se Cú Chulainn sia esistito davvero? Solo perché è un uomo? Cosa c’è di intollerabile nell’idea che una donna come me abbia vissuto?

Perché ho vissuto. Questo è certo.

Rido.

Ci si chiede se io sia la stessa Medbh che nel Leinster ha sposato nove uomini per poi metterli a capo dei suoi territori. Sposato.

Rido.

Chiamiamoli mariti. Avrei anche potuto far conto sulla mia ubiquità, ma perché negare le voglie del corpo? E, del resto, della loro fedeltà ero certa. Gli ho dato da bere l’idromele. Era il simbolo del mio sangue. L’ho fatto bere a tutti i miei mariti.

Essendo stata una donna e avendo realmente vissuto, sono anche morta per davvero.

Per via di un piccolo, trascurabile particolare: quando ho ammazzato mia sorella Clothra, lei era incinta di Furbaide. L’amorevole nipote, mentre stavo facendo il bagno in un lago, mi ha colpito alla testa con un pezzo di formaggio raffermo. Per vendetta. Divertente. Ho vissuto tutta la mia vita con il piglio solenne della regina. Ho provocato tragedie. Sono stata ammazzata da una fetta di formaggio. La morte per indigestione sarebbe stata più dignitosa.

D’accordo. Ammettiamo che io sia anche una dea. Che sia morta come donna, ma che continui a esistere come dea.

Sono una dea guerriera.

Sono la dea che lega il mondo dei vivi a quello dei morti. Sono la dea della fertilità. Vivo nella Grotta dei Gatti, nel Leinster. Sono la guardiana dell’aldilà.

E rido.

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Gustave Doré

È da parecchio tempo che ho un conto in sospeso con Cú Chulainn. Del resto, essendo lui esistito veramente è anche morto veramente, no? Se percepite una vena di pesante sarcasmo, ebbene: avete ragione.

Avete ragione anche sul fatto che Cú Chulainn è morto. Io lo guardo spesso da qui, dalla mia postazione privilegiata. È sempre stato un bel ragazzo, malgrado la sua crudeltà nei confronti degli animali, adorabili creature indifese.

Muscoloso. Notevolmente dotato, se capite cosa intendo. Il che non guasta.

La faccia strafottente e sensuale di uno che ci sa fare.

Ho tanto di quel tempo a disposizione, qui sotto. E tanto di quell’idromele in serbo per lui.

Che pelle. Che capelli. Da tirare. Da strappare.

Sì. Prima o poi.

Sono pur sempre una donna.

***

Immagine di copertina di Johann Heinrich Füssli.

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Autore: Gaja Cenciarelli

È nata a Roma nel 1968. Laureata in lingue, ha lavorato per anni in diverse case editrici e ora traduce dall’inglese narrativa e saggistica. È specializzata in letteratura irlandese e dei paesi anglofoni. Suoi racconti sono apparsi sulle riviste «Accattone» e «Carta» e in diverse antologie. È stata caporedattrice di «vibrisselibri». Ha curato una raccolta di racconti, «Auroralia» [Zona, 2009] ispirata a una foto di Jerry Uelsmann ["La donna volante"]. È responsabile della rubrica «Atlantide. La letteratura riemersa» sulla rivista «art a part of cult(ure)». Ha pubblicato una novella: «Espiazione 2.0» [Senzapatria, 2010] e tre libri: «Il cerchio» [Edizioni Empirìa, 2003], «Extra Omnes – L’infinita scomparsa di Emanuela Orlandi» [Editrice Zona, 2006] e «Sangue del suo sangue» [Nottetempo, 2011].

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