Donnine di neve

di Francesca Matteoni

Neve che turbini in alto e avvolgi
le cose di un tacito manto.
Neve che cadi dall’alto e noi copri
coprici ancora, all’infinito: imbianca
la città con le case, con le chiese,
il porto con le navi,
le distese dei prati…
Umberto Saba

Inizio dell’anno, inverno, tempo di neve anche se immaginaria. E di creature che dalla neve prendono forma, diventano omini e donnine, compagni buffi che provengono dal cielo, ma hanno un naso di carota e occhi di carbone, rami secchi al posto delle braccia. Storie bellissime e struggenti sono state dedicate ai pupazzi di neve. Si animano,  talvolta volano, desiderano il calore del fuoco che spiano dal giardino oltre i vetri della finestra, come il protagonista della fiaba di Andersen che langue per la fiamma, perché è stato costruito dai bambini proprio attorno a un raschiatoio della stufa. Oppure hanno a loro disposizione una sola notte, la notte incantata di Natale o di Capodanno, per muoversi tra i paesi e le città, incontrarsi, perfino innamorarsi. Questo era il tema di una storia della buonanotte che leggevo da piccola, L’omino e la donnina di neve. Tutta la notte si cercano e si mancano – solo all’alba finalmente si trovano per sciogliersi in due rivoli d’acqua e raggiungere lo stesso stagno.

Raymond Briggs, The Snowman

Proprio il primo dell’anno ho letto una nuova novella su queste creature, La voce della neve, di Barbara Pumhösel. Protagonista una bambina, Filomela, che ha per grande passione le sculture di neve. Il fulcro dell’avventura è semplice: le creature di neve non durano e Filo, una volta realizzata la sua donnina di neve contastorie, che ha il nome della tata di Puskin, deve scoprire il modo per sottrarla all’arrivo del vento caldo, il vento mangianeve. Ma è ciò che l’autrice costruisce attorno a rendere questo piccolo libro prezioso: attraverso l’amore per la neve, eterna come l’acqua di cui è fatta eppure fragile come ogni vita vegetale o animale, incontriamo i libri amati da Filo – tra i testi citati Pippi Calzelunghe, Winnie Puh, le fiabe in poesia di Puskin illustrate dal grande Ivan Bilibin – e, soprattutto, entriamo nei segreti di una mente bambina, nel suo modo di vedere il mondo ridisegnandone i confini a seconda delle amicizie, degli affetti e delle meraviglie. Dopotutto la neve è forse la migliore metafora per l’infanzia: effimera e duratura in noi, continua a parlarci quando da lungo tempo sembra essersi addormentata, filtrata nella terra. Nel suo biancore si annidano spettri gelidi e rifugi sicuri, tutte le parole che uniscono invece che dividere, che tessono le storie perché

“da sempre le storie sono di tutti. Le stesse storie esistono anche nei paesi in guerra. Le storie sono senza confini, e quando incontrano frontiere le annullano. O ci passano sopra come gli uccelli. Le storie sono lo spazio sicuro in cui incontrarsi”. 

Nel buio, prima di dormire, la bambina ascolta la voce della donnina di neve che le porta storie del passato e dell’incanto, che le suggerisce che non è sempre l’età adulta a conferirci carisma, autorevolezza, potere, ma lo sono i nostri sogni e la capacità che abbiamo di coltivarli e condividerli.

Omaggio alla neve, ai bambini-educatori e alla tanta letteratura che ci ha accompagnato nei pomeriggi infantili, il libro onora infine i poeti, i cui versi compongono gli esergo dei capitoli, come ad esempio questi di Rilke, tratti da Parole per addormentarti,

Vorrei essere nella casa l’unico
a saperlo: che fredda è la notte.
E vorrei tendermi in ascolto dentro e fuori,
in te, nel mondo, nel bosco.

 

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Autore: Francesca Matteoni

Francesca Matteoni (1975) cura laboratori di poesia e fiabe e insegna storia rinascimentale e delle religioni presso alcuni istituti americani di Firenze. Ha pubblicato questi libri di poesia: Artico (Crocetti 2005), Higgiugiuk la lappone nel X Quaderno Italiano di Poesia (Marcos y Marcos 2010), Tam Lin e altre poesie (Transeuropa 2010), Appunti dal parco (Vydia, 2012); Nel sonno. Una caduta, un processo, un viaggio per mare (Zona, 2014); Acquabuia (Aragno 2014).È redattrice di Nazione Indiana. È presente in antologie di poesia per l’infanzia. Ha all’attivo pubblicazioni accademiche tra cui il libro Il famiglio della strega. Sangue e stregoneria nell’Inghilterra moderna (Aras 2014). Tutti gli altri (Tunué 2014) è il suo primo romanzo. Insieme ad Azzurra D’Agostino ha curato l’antologia Un ponte gettato sul mare. Un’esperienza di poesia nei centri psichiatrici. Questo è il suo ripostiglio: http://orso-polare.blogspot.com

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