Il mondo ai miei piedi. Polisemia della scarpa nel racconto delle fiabe

di Cristina Babino

«Mamma diceva sempre che dalle scarpe di una persona si capiscono tante cose. Dove va, dove è stata… Quante scarpe che ho messo io. Scommetto che se mi sforzo tanto, riesco poi a ricordare il primo paio. Mamma disse che quelle mi portavano dovunque. Disse che erano le mie scarpe magiche.»

(Forrest Gump)

Possiedo pochissime paia di scarpe. Ne ho un paio da tennis piuttosto usurate, un paio di Converse alte comprate da poco (in un impeto incontrollato di nostalgia per gli anni della mia adolescenza), un paio comode e nere a tacco basso che vanno quasi su tutto, per la mezza stagione, un paio di sandali con la zeppa che fa tanto estate, un paio di stivali caldi per l’inverno. Tutto qui. Non ho mai, lo confesso, subito la diffusa, alquanto comune, fascinazione, largamente femminile, per le scarpe, specie col tacco. Sarà che io sui tacchi, semplicemente, non ci so camminare. Lo stesso per le borse. Ne possiedo un numero limitato, anche di quelle, perlopiù di genere sportivo, o neutro, buone quasi per tutte le occasioni, da abbinare senza stare troppo a pensarci all’ugualmente scarso repertorio di calzature. Leggi tutto “Il mondo ai miei piedi. Polisemia della scarpa nel racconto delle fiabe”

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Un tozzo di pane

di Corrado Premuda

«Che metterai nel panierino, mamma?»
«Una pollastrina arrostita, una torta di pere, un vasetto di miele e un pane, il buon pane che fa crescere le bimbe savie.»

La comarina grassa e golosa protagonista della storia Pan di fate di Carola Prosperi[1] storce il naso quando la mamma le elenca il menù del pranzo che porterà a scuola: lei, piccola e vorace, non lo può proprio soffrire il pane. Leggi tutto “Un tozzo di pane”

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Era la notte dell’ultimo dell’anno

di Francesca Matteoni

Freddo, buio e come molti ricordano, una bambina scalza, in giro per le strade della città. Nel gelo e nella paura di tornare a casa dove l’attende un padre violento, tenta di riscaldarsi al piccolo fuoco dei suoi fiammiferi invenduti, cadendo in uno stato allucinatorio, preludio della morte per ipotermia. Leggi tutto “Era la notte dell’ultimo dell’anno”

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Il soldatino di stagno

di Maria­gior­gia Ulbar
con foto­gra­fie di Gae­tano Bel­lone

Diario, 27 settembre

Sono ancora vivo. Tutti mi dicono che dovrei pensare a questo e ringraziare il Cielo e Signoriddio, ma per me in cielo ci sono solo gli astri e il giorno e la notte, a volte i nembi, le nuvole che portano pioggia, gonfie, grigie. E ora che dico dei nembi mi viene in mente il mio amico Nino che era fissato con la geografia e con il meteo e leggeva sempre sui libri che andava a prendere in biblioteca e sapeva tutti i nomi delle nuvole. Non lo vedo da tanto tempo. Lui si è salvato perché era piccoletto e non l’hanno voluto uno così a combattere nel nome della Patria. Che se il cielo è il Cielo, la terra è la Patria e io nemmeno questo riesco a capire. Vedo solo la mia gamba, vedo anzi dov’era la mia gamba e ora c’è l’aria, il niente, anche se a volte mi fa male come se ci fosse ancora. Io solo questo vedo e mi fa arrabbiare. Leggi tutto “Il soldatino di stagno”

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Il guardiano dei porci, una favola di Hans Christian Andersen

di Viviana Scarinci

Che ci si debba abituare al fatto che la realtà sia diventata sempre più clandestina?

Walter Siti, Troppi paradisi Leggi tutto “Il guardiano dei porci, una favola di Hans Christian Andersen”

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Scarpe rosse

di Marilena Renda

Il mio lavoro di insegnante ha pochi piaceri. Uno di questi, lo ammetto, è dare vita alla scena che segue. Arriva sempre un giorno, di solito alla fine dell’anno scolastico, in cui decido di leggere alla classe Scarpette rosse, la mia fiaba preferita di Andersen. La prima volta che decisi di raccontarla le portavo proprio, le ballerine rosse (forse volevo inconsapevolmente incrementare l’effetto cruento). Dunque, quel giorno lessi la fiaba, e una bambina dal volto perfettamente innocente guardò il libro, poi guardò le mie scarpe ed esclamò, con aria di vero spavento: “Stai attenta, professoressa!”. Leggi tutto “Scarpe rosse”

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