Variazione dal Pifferaio di Hamelin. In attesa di un ritorno e la ballata del sindaco di Hamelin

di Lidia Riviello

I
Quando lessi Il Pifferaio di Hamelin avevo la febbre e poca voglia di guarire. Guarire significava tornare a scuola e non leggere più le fiabe, mettere da parte l’immaginazione e scontrarmi con uno spazio tempo senza musica e con una mensa di parole tutte catalogate: quelle da dire e quelle da non dire.

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Sei variazioni su Il Pifferaio Magico

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Hamelin non è mai stata una piccola città. Hamelin si espandeva di giorno in giorno, era gonfia, ingorda. Era, decisamente, brutta. Ma cosa vuoi che ne sappiano i bambini? Quando si è piccoli nulla, di queste faccende, si dovrebbe sapere. Non sapevamo, ad esempio, che i governanti erano loschi e si arricchivano nel malaffare. La piazza principale del paese era popolata da vecchi con le facce più assurde. Volti grigi, alcuni avevano le bocche sdentate. Non capivo perché nessuno finisse di costruire le case. Ad Hamelin, la sera, in cameretta, mia sorella calze bianche e io maglioncino azzurro, ascoltavamo fiabe. Leggi tutto “Sei variazioni su Il Pifferaio Magico”

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